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Architettura alpina:La sfida delle Giudicarie

Si è tenuto presso la Casa della Comunità delle Giudicarie nella sala Sette Pievi il convegno “Architettura Alpina contemporanea. Il manuale per le Giudicarie”. 

«Vedere una sala così gremita è segno che il tema del valore del paesaggio e della progettazione sono temi molto sentiti- ha aperto la presidente della Comunità delle Giudicarie Patrizia Ballardini -. Abbiamo lavorato con impegno e convinzione per costruire questo momento di confronto allargato a tutto l’arco alpino poiché riteniamo che proprio un territorio come il nostro, per il quale il paesaggio è un valore essenziale, debba farsi promotore e pioniere in iniziative in grado di favorire l’adozione di forme ed approcci architettonici in grado di valorizzare l’ambiente nel quale si inseriscono, divenendo elementi di valore per il paesaggio stesso. Le molte richieste di approfondimento che ci sono giunte negli ultimi mesi rispetto al ‘manuale’ che abbiamo elaborato insieme a Donegani e Lauda nel corso degli ultimi due anni ci hanno convinto a guardare oltre i confini di questo angolo di Trentino per allargare il confronto con altri professionisti che si sono distinti in ambito internazionale con le loro progettualità disseminate nell’arco alpino”.
La sala Sette Pievi della Comunità e la Sala dei comuni hanno accolto i quasi 300 professionisti iscritti (architetti, ingegneri, geometri), oltre che i tecnici comunali, i componenti delle commissioni edilizie e delle commissioni paesaggio, gli ammini-
stratori che hanno voluto partecipare al convegno aperto dalla riflessione di Alberto Winterle Presidente dell’ Ordine degli Architetti della Provincia di Trento. “Quando ci è stato comunicato dalla Comunità delle Giudicarie che stava strutturando dei “Manuali tipologici”, abbiamo avuto paura che venissero introdotti dei vincoli ulteriori, ave-
vamo il timore che imponessero ulteriori aggravi alla progettazione. Abbiamo accolto invece con favore l’idea che siano “solo” atti di indirizzo. E’ un messaggio che la comunità lancia, non tanto quindi per imporre una linea ma per dare dei punti di riferimento”. Poi l’intervento di Bruno Zanon,Presidente comitato scientifico STEP – scuola per il governo del territorio e del paesaggi, che ha accolto con entusiasmo l’idea di un convegno dedicato all’architettura alpina contemporanea. “Dobbiamo prepararci ad affrontare con competenza le sfide che ci troviamo di fronte. Questa del manuale è una sfida importante, perché ci da un aiuto alla progettazione, da una mano a chi ogni giorno costruisce paesaggio”.
Proprio sul costruire il paesaggio e sulla complessità di riuscire a conciliare tradizione ed innovazione l’intervento di Annibale Salsa, antropologo e membro della commissione paesaggio della Comunità delle Giudicarie. “Il paesaggio deve es-
sere visto come luogo dell’ibridazione, un contesto osmotico, un laboratorio all’interno del quale si manifesta il divenire incessante della società. L’architettura contemporanea è diventata una grande sfida che deve conciliare tradizione e innovazione, senza cadere nel passatismo: il bello che si è prodotto nei secoli passati è un bello legato alla funzionalità di quel tempo passato... cambia il tempo e cambia la prospettiva”. Non solo. “La tecnologia ci mette a disposizione strumenti di una potenza straordinaria e ci permette di fare qualsiasi cosa. Dobbiamo cercare di incorporare la dimensione del limite. L’uomo nella sua volontà di onnipotenza può generare fenomeni devastanti. Da qui la necessità di agire con consapevolezza, conoscenza dei diversi saperi e di aprirsi all’interdisciplinarietà. La grande sfida è di uscire dalla falsificazione e dal passatismo, per aprire un discorso nuovo in modo che l’architettura riesca a dialogare con il mondo alpino”.

Una sfida che sta alla base della realizzazione dei manuali tipologici come sottolineato anche da Maurizio Polla responsabile dell’Ufficio Tecnico della Comunità delle Giudicarie. “Ci siamo resi conto che in Commissione paesaggio ci trovavamo a doverci confrontare con proposte progettuali difficili da inserire nel nostro contesto e abbiamo pensato fosse necessario trovare un modo per dare un supporto a chi voleva percorrere la strada dell’architettura contemporanea. Così chi vuole progettare in modo nuovo e sperimentare nuove tipologie architettoniche può confrontarsi con alcuni esempi che a nostro parere sono soluzioni architettoniche che si sono inserite in modo appropriato nel panorama alpino nonostante abbiano proposto architetture e forme nuove”.
Concetto condiviso e ripreso anche dagli architetti Dante Donegani e Giovanni Lauda autori del Manuale Tipologico dell’Architettura Contemporanea. “E’ uno strumento a portata di mano dei professionisti e delle commissioni giudicanti che cambia il rapporto tra commissione e progettista, da delle indicazioni strategiche in quanto è impensabile pensare di dare dei vincoli all’architettura contemporanea. Questo manuale speriamo sia quindi uno stimolo a guardare al futuro, per capire come poter fare architettura contemporanea, un’architettura che evolve con grandissima velocità. E’ un manuale che ogni anno si deve rinnovare... non è un manuale “finito” ma è un manuale che deve crescere con i vostri lavori”. Alla presentazione dei manuali è seguito il saluto di Carlo Daldoss, Assessore all’urbanistica, enti territoriali e coesione sociale della Provincia autonoma di Trento, che ha ripreso il tema della trasformazione del paesaggio come elemento fondamentale di crescita. “Il manuale è espressione di un grande lavoro che in Trentino si sta facendo da anni e che sta producendo dei frutti, e al quale guardiamo con favore, e un pizzico di invidia, dal Piemonte. Il lavoro degli ordini professionali, degli amministratori e di Step sembra stiano iniziando a dare dei risultati interessanti” ha commentato il Professor Antonio de Rossi.
“Questo manuale non è solo un manuale tecnico. Rientra in una strategia complessiva. Segna il passaggio da una progettazione basata sull’identità ad una concezione basata sulla responsabilità. Così i manuali diventano “il luogo di incontro tra professionisti, amministratori e la comunità”.

“Per noi l’architettura è dare continuità alla forma del paesaggio. Cogliere la situazione consapevolmente” è la visione dell’arch. Gerd Bergmeister: “Capire il luogo, riconoscere quello che è autentico e imparare a percepire il colore. Vedere rosso a Venezia è diverso che a Mosca. Cerchiamo di riferirci a forme costruttive appartenenti alla tradizione. La sfida è saper leggere le differenze del luogo. Non si costruisce in un luogo ma si costruisce il luogo. L’architettura può modificare e reinterpretare. Appartenenza è armonia, percepire e riconoscere un luogo, le sue costanti, è ciò che è stato sviluppato con continuità. Comprendere le situazioni e le connessioni nel tentativo di legarsi al vissuto. L’architettura si lega alla tradizione ma deve guardare al vissuto, è relazione tra uomo, natura e arte”.

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