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Il Lago d’Idro

Nel quadro dei paesaggi prealpini quello del lago d’Idro è un mosaico digeofacie geneticamente interconnesse come segue: navicello lacuale di prolungamento di una valle tettonica (Linea delle Giudicarie Sud) e d’esarazione glaciale; invaso di sbarramento di frana orientato trasversalmente rispetto agli assi strutturali geologico-tettonici e litostratigrafici relativamente omogenei d’una coltre corrugata di sedimenti calcareo-dolomitici; versanti opposti molto acclivi al massimo distanziati di 1,9 Km a N (500 m a S), incisi da valloni torrentizi che si esauriscono in notevoli conoidi alternati a fasce perilacuali di detrito di falda e scarsa piattaforma costiera; testata alluvionale estesa a monte fino a Condino oltre la foce congiunta dei due principali affluenti (Chiese e Càffaro); omogeneità del rivestimento vegetazionale. Si tratta di geofacies assoggettate ad un assetto fondiario in parte imposto dalle caratteristiche naturali delle superfici utili ma ossequiente al principio giuridico della rottura degli assi ereditari.

Il livello delle acque (684 milioni di mc.) oscilla fra 363,60 e 368 s.m.: è il più elevato fra quelli dei laghi prealpini. La depressione preesisteva alle glaciazioni pleistoceniche che la sovraescavarono e modellarono con gran potenza: l’ultima grande glaciazione scendeva a Ponte Caffaro, con uno spessore di 950 m; 650 in quel del basso lago attuale. Frutto del ritiro postwürmiano e delle deiezioni fluviali degli ultimi 10.000 anni è stato l’interramento del solco del Chiese che ha ridotto la superficie primitiva dell’Eridio di circa una metà a valle della piana di Storo (Cita M.B. ecc.). Non risulta quale sia sul fondo roccioso di base lo spessore dei detriti di deiezione, accertati invece negli altri maggiori laghi prealpini per 700-1000 m di materiale costipatvo dopo l’avvenuta cosiddetta crisi messiniana (abbassamento dell’antico mare mediterraneo persino di 2.000 m) con correlato ringiovanimento, cioè aumento d’inclinazione e potenza erosiva dell’intera rete fluviale alpina.

E’ invece d’età storica la grande frana del monte Valledrane d’Idro intervenuta a sbarrare il decorso vallivo. Il rimescolamento tardo invernale interessa appena uno strato d’acqua di 35-40 m (Barbato G.) determinandone l’ossigenazione; stante l’ossigeno disciolto fino a 60 m sotto il pelo dell’acqua, con una riserva d’anidride carbonica almeno fino a 50 m di profondità, l’Eridio gode di condizioni d’omogeneità di quasi tutto lo strato superficiale. E’ come se, raro esempio in Italia, l’Eridio consistesse in due laghi sovrapposti; in quello profondo (fino a 122 m) quasi mancano forme di vita.

In relazione con l’andamento climatico tendente al continentale accentuato dal minimo invernale di precipitazioni, il regime termico delle acque di superficie segna in genere tra maggio e settembre escursione da 4-5° C a 18-20°. Stanti le precipitazioni che in aprile salgono fino a 350-400 mm e quasi raddoppiano in novembre, le brezze regolari di valle (ander) e di monte (suer), l’Eridio è caratterizzato in senso endoalpino. La trasformazione in invaso artificiale ha indotto depauperamento della vegetazione spondale lacustre e della popolazione ittica (soprattutto della trota salmonata). Fino ai 600 m di quota almeno s’estende il settore geobotanico prealpino delle latifoglie eliofile submediterranee e submontane; con discesa in destra, dalla sopraestesa area del piano montano, fino quasi ad Anfo, di Faggio, Pino nero.

L’antica ricchezza vegetazionale anche di queste zone del distretto forestale vestonese era stata ridotta di quattro quinti già prima della prima guerra mondiale. A sè sta però il paesaggio anche floristico della testata del lago, che ad E della foce del Chiese è tuttora stagionalmente inondata; è come tale considerabile biotopo ricco di Pragmitese communis, Juncus acutiflorus, Scirpus lacustris, ecc . Il risanamento dell’area d’esondazione (Pian d’Oneda) era stato avviato già nel sec. XII d.C. dai monaci benedettini con l’ impianto di una specie arborea idrovora per eccellenza: Ontani (ones in dialetto); fu complelato e ripartito (1863) a scacchiera dal Comune di Bagolino nei caratteristici “quadri” dati a sorte fra 241 famiglie povere del Comune (Bagolino) cui il piano appartiene. Si sviluppò così l’insediamento di Ponte Caffaro.

Bibliografia

- BARBATO G., Indagine sul lago d’Iseo. Aspetti chimico-fisici, microbiologici e fito-plantonici, Museo Civ. Storia nat., Brescia, 1990.
- CASTELLARIN A., SARTORI R., Il sistema tettonico delle Giudicarie, della Val Trompia e del sottosuolo dell’alta pianura lombarda in “Mem. Soc. Geol. Ital.” , Roma, 1986.
- CITA M.B. (et altri), Alpi e Prealpi Lombarde - 11 Itinerari, coll. “Guide Geologiche Regionali” Soc. Geol. Ital., BE-MA ed. Milano, 1990.
- GAGGINO G.F., CAPPELLETTI E., Catasto dei laghi italiani, Quaderni Ist. Ricerche sulle acque, I.R.S.A.-CNR, vol. I°, Roma, 1984.
- NANGERONI G., E’ancora valida l’ipotesi dell’origine dei grandi laghi orealpini italiani d’escavazione glaciale?, in “Geografia” n° 3 (1980), Roma.

Tipologia di luogo
Lago
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