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I forti di Lardaro

Era l’11 luglio del 1859 quando Napoleone III (imperatore dei francesi) e Francesco Giuseppe d’Asburgo (imperatore di una delle grandi potenze del tempo) a Villafranca, nei pressi di Verona, firmavano un armistizio con il quale si dichiarava finita la Seconda Guerra d’Indipendenza. La conseguenza principale fu che la Lombardia passò dall’Impero Austro-ungarico al Regno di Sardegna. Non fu ritenuto un grande risultato (non per niente il conte Cavour rassegnò le dimissioni da ministro piemontese), ma d’altra parte Napoleone III era stretto in una brutta morsa: da una parate l’opinione pubblica del suo Paese, scontenta per le gravissime perdite subite nella battaglia pur vinta di San Martino e Solferino, dall’altra la Prussia, che minacciava il territorio francese.

Non passarono molti mesi che l’esercito austriaco decise di mettere al riparo i nuovi confini. A Ponte Caffaro (sulle rive del lago d’Idro) venne istituito il posto di dogana del confine sud-occidentale del Trentino. Ma il luogo maggiormente difendibile era più a nord di una ventina di chilometri, là dove la valle del Chiese si impenna e si restringe. Subito a sud di Lardaro furono costruiti tre forti: Larino, Danzolino e Reveglèr (quest’ultimo a cavallo della Strada Imperiale che dal confine portava a Tione, con un portone che all’occorrenza, in caso di emergenza, poteva essere sbarrato, impedendo a chiunque di transitare). Sorsero in pochi anni i forti, grazie ad un’impresa locale che impiegò nella costruzione oltre cinquecento operai: d’altronde i generali austriaci avevano fretta, e non senza ragione, visto che già nel 1866 ci fu chi (come Giuseppe Garibaldi) attentò alla sicurezza dello Stato con le sue camicie rosse, durante la Terza Guerra d’Indipendenza. In quel frangente andò bene, ma la preoccupazione degli strateghi austriaci era destinata ad aumentare con il passare dei decenni, visto che l’efficienza degli armamenti stava crescendo. Fu così che a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento vennero costruiti altri due forti, a monte rispetto ai precedenti, sui versanti orientale ed occidentale della valle.

Ad occidente fu realizzato forte Corno, sul territorio di Praso, mentre successivamente ad oriente veniva realizzato forte Carriola, sul territorio del comune di Pieve di Bono. Il sistema di difesa messo a dominare dall’alto la valle del Chiese era formato così da cinque forti collegati fra loro da una serie di camminamenti, trincee e gallerie. Dei cinque baluardi a resistere, oggi, ne rimangono due soli. I forti Revegler e Danzolino, infatti, sono letteralmente scomparsi, mentre di Carriola rimangono poco più che ruderi. Diverso è il discorso per Larino e Corno.

Larino si trova sul lato ovest della Strada Statale 237 del Caffaro, che porta da Brescia a Trento. Il complesso ha la superficie di un migliaio di metri quadrati ed è tutto sommato in buono stato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Demanio pubblico l’aveva venduto ad un privato, dal quale di recente è stato acquistato da quattro Amministrazioni comunali, consorziate per l’occasione: Lardaro, Bondo, Roncone e Praso. In una casermetta adiacente, nell’ambito del Progetto Leader Due del Chiese (un progetto europeo per lo sviluppo del turismo rurale) è stato realizzato un agritur, mentre nel forte troverà posto un polo museale dedicato alla Grande Guerra.

A Bersone, pochi chilometri a sud di Lardaro, esiste già dall’inizio degli anni Novanta del Ventesimo Secolo un Museo della Grande Guerra, voluto, ideato e realizzato da un gruppo di volontari ed appassionati cercatori di cimeli e di reperti. Si possono vedere armi da fuoco, armi bianche e bombe a mano, piastrine e divise, progetti e carte militari, bandiere e stufe, giberne e pentolame, insomma, tutto ciò che veniva utilizzato dai soldati, sia per uso personale che per scopi militari.

Forte Corno, dal canto suo, offre una struttura di grande pregio sul piano architettonico: dell’architettura militare, s’intende. Troneggia sopra l’abitato di Praso, sdraiato su uno sperone in salita: largo in cima, stretto in fondo, a 1100 metri di quota, 300 metri sopra il paese. Cinquantaquattro stanze, molte delle quali ottimamente conservate: alloggiamenti dei soldati e degli ufficiali, polveriera, locale per i piccioni viaggiatori e camera mortuaria. C’era tutto quel che serviva per ospitare centosessanta soldati, a forte Corno.

   
Tipologia di luogo
Forte
Collocazione geografica

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