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Cimitero monumentale di Bondo: un monito per la pace

Nel 1916, quando in Europa la guerra infuriava, Theodor Spiegel, comandante della Cinquantesima Mezza Brigata dell’esercito austro-ungarico di stanza in Giudicarie, ebbe l’idea di costruire un cimitero per i suoi soldati che trovavano la morte in un Fronte che indubbiamente non poteva essere definito caldo, ma che come tutti i Fronti mieteva le sue vittime.

Il comandante Spiegel affidò l’incarico di progettare, ma anche di dirigere i lavori di realizzazione ad un religioso, padre Fabiano Barcatta, originario della val di Fiemme. "El fra’ del monument" (questo il nomignolo che si guadagnò padre Fabiano) si mise all’opera di buzzo buono ed in poco tempo il cimitero fu reso idoneo ad ospitare le salme dei militari, anche se non fu completato.

Lungo il pendio di Dosso Fortin - come si chiama il colle che ospita il Cimitero monumentale di Bondo - riposano 697 soldati di quello che fu l’esercito di Francesco Giuseppe, tutti (tranne cinque) identificati, tutti di bandiera austro-ungarica, ma nessuno di nazionalità italiana: questi vennero portati nei cimiteri dei loro paesi o trovarono sepoltura nel grande cimitero di Rovereto.

Finita la tempesta bellica, l’opera rimase incompiuta, perché mancava la cappella. Il Ministero della Difesa italiano allora incaricò il conte Martinengo di riordinare il cimitero, che il 2 novembre del 1921 fu passato nelle mani del Comune di Bondo. Va detto che quelli eran tempi duri, in cui la fame e l’emigrazione erano pensieri ben più pressanti per un Comune che la gestione di un cimitero di guerra: tanto più che la guerra era finita da poco tempo, e pochi avevano voglia di ricordare.

Ad accorgersi dell’abbandono in cui giaceva fu, nel 1926, il principe Umberto di Savoia, in visita da queste parti. Fu lui a muovere le acque a Roma, ma senza risultati. Qualcuno pensò, infatti, di richiamare padre Fabiano, diventato anziano, ma sempre in forma, tuttavia i lavori non partirono mai. E’ da dire che Padre Barcatta era di indiscutibile fede austriaca, e ciò non poteva piacere né ai fascisti, né agli ex irredentisti. Così i lavori non cominciarono, ed il cimitero rimase incompiuto.

Oggi la sua manutenzione è affidata al Comune di Bondo, con il quale collaborano l’Ispettorato per le onoranze ai Caduti e, soprattutto, la Croce Nera austriaca. Salire quassù, nel silenzio rotto solo dal canto degli uccelli, è il modo migliore per fare una riflessione sulla guerra e sui suoi orrori. Il Cimitero monumentale è lì a testimoniare con le sue 697 tombe di gente semplice, di soldati tolti alle famiglie per combattere contro altri soldati levati all’improvviso dai loro paesi e dai loro campi, quanto sia stupida ed inutile la guerra, quanto sia insensata ogni guerra.

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