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Piano Sociale di Comunità 2018-2020

Il Consiglio della Comunità, nella riunione del 31 maggio 2018, ha approvato il Piano Sociale 2018-2020. Il Piano Sociale è il documento nel quale si analizzano i bisogni sociali e si definiscono le problematiche sulle quali è necessario intervenire nel futuro.

COS’E’ IL PIANO SOCIALE DELLA COMUNITA’?

Il Piano sociale è il documento della Comunità nel quale si analizzano i bisogni sociali e si definiscono le problematiche sulle quali è necessario intervenire nel futuro.

Definirne i contenuti significa confrontarsi con un contesto in continuo cambiamento, connotato, come è noto, dalla crisi economica e occupazionale e dalla conseguente tendenza delle persone alla fragilità e alla riduzione dei rapporti sociali; allo stesso tempo si riducono le risorse da destinare alle politiche sociali. E’ quindi necessario ripensare l’organizzazione dei servizi e degli interventi in modo da garantire la tenuta del sistema di welfare anche in futuro.

Il nuovo Piano sociale è stato elaborato con il contributo di circa 140 persone, rappresentanti di numerose realtà giudicariesi quali i servizi sociali e sanitari, le amministrazioni comunali, le scuole, il Centro per l’Impiego, le cooperative sociali, le associazioni di volontariato, le casse rurali e alcune imprese del territorio.

Sono stati analizzati i problemi in alcuni ambiti della vita sociale e sono emerse alcune situazioni di particolare bisogno per cui è prioritario intervenire.

E’ emersa innanzitutto la necessità di migliorare l’informazione ai cittadini rispetto ai servizi offerti sul territorio e di investire sulla prevenzione, in particolare nei confronti delle famiglie, rispetto ad alcune tematiche di grande attualità quali ad esempio quella delle dipendenze, del bullismo e del cyberbullismo.

QUALI SONO I PROBLEMI E QUALI LE POSSIBILI RISPOSTE ?

Una prima questione riguarda l’aumento dell’età delle persone con disabilità e dei loro familiari; queste persone presentano spesso bisogni complessi e le famiglie hanno necessità di essere sostenute nei compiti di cura e nel progettare il futuro per i propri figli.

Già da alcuni anni i servizi e le famiglie si confrontano sul tema del “dopo di noi”; è necessario aumentare sul territorio i posti residenziali per le persone con grave disabilità e rafforzare i servizi diurni e di sostegno educativo, per garantire alle persone con disabilità il diritto a progetti di vita il più possibile autonomi e inclusivi.  Si sta inoltre ragionando su forme previste dalla legge che permettano alle famiglie di mettere a disposizione risorse economiche e patrimoniali, per una tutela futura dei figli disabili.

Nel Piano sociale si è analizzata anche la situazione delle famiglie, che hanno sempre maggiore difficoltà nello svolgere il proprio ruolo educativo e di cura nei confronti dei figli, anche a causa della crisi dei modelli educativi; le famiglie più fragili hanno bisogno di essere accompagnate nei propri compiti dalle molte figure che hanno un ruolo educativo nei confronti dei bambini e dei ragazzi (insegnanti, operatori sociali, allenatori sportivi, animatori).

Sarà necessario rafforzare la collaborazione tra le scuole, i servizi socio-sanitari, le associazioni e i gruppi informali e proporre occasioni di formazione comune; oltre a ciò, può essere utile mettere a disposizione delle famiglie interventi di sostegno e di consulenza specifici, rafforzando i servizi già presenti.

Occorre inoltre rilevare il progressivo invecchiamento della popolazione, che porterà a un aumento delle richiesta di assistenza e di cura da parte delle persone anziane e delle loro famiglie. Anche a risorse invariate, l’attuale sistema di  servizi domiciliari, diurni e residenziali rischia di non essere sufficiente per dare risposte eque ed efficaci a tutte le situazioni di bisogno

Occorre favorire il più possibile la permanenza delle persone nella propria abitazione ed posticipare l’inserimento nelle strutture residenziali, come ad esempio le Case di riposo, rafforzando i servizi intermedi. La Comunità darà attuazione alla nuova legge provinciale di riforma del settore (Spazio Argento), in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti, in particolare con le Case di riposo in modo da creare un punto unico di riferimento per le persone anziane e le loro famiglie.

Anche dal punto dal punto di vista dell’abitare esistono diverse situazioni di difficoltà che possono riguardare ad esempio giovani,  persone anziane, con problemi di salute mentale, disoccupate, reduci da una separazione o con disabilità; queste persone, in alcuni casi, necessitano di aiuto da parte dei servizi per trovare e gestire un alloggio e conquistare una sufficiente autonomia di vita.

Il Piano sociale propone la costruzione di progetti di “cohousing” o coabitazione a favore di persone con bisogni anche diversi tra loro, ad esempio di persone anziane in convivenza con adulti in difficoltà sociale o lavorativa, o di due o più persone anziane che possono in questo modo suddividere i costi per l’assistenza. Questi progetti possono prevedere un aiuto da parte dei servizi attraverso interventi di assistenza domiciliare, di sostegno educativo e per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Infine, il tema del lavoro: le difficoltà nel trovare e mantenere un lavoro riguardano in particolare i giovani con percorsi formativi difficoltosi e le persone con difficoltà personali o sociali, aggravate dalla crisi economica che aumenta il rischio di esclusione di queste persone dal mondo del lavoro. E’ necessario intervenire già dal contesto scolastico con la collaborazione dei servizi sociali e sanitari, delle cooperative per il lavoro e delle imprese del territorio.

A favore dei ragazzi e dei giovani si stanno già sperimentando, in collaborazione con i Centri di Formazione Professionale, percorsi individualizzati che prevedono la frequenza di stage o laboratori, dove acquisire le competenze di base ed essere sostenuti nella crescita personale. Ci si propone di rafforzare questi progetti, che possono favorire il positivo inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e prevenire esperienze di fallimento e ritiro dalla ricerca di un impiego e di sostenere le attività delle cooperative di tipo B, che offrono opportunità di occupazione alle persone più fragili dal punto di vista lavorativo.

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