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Sentiero della Pace

A metà degli anni '90 del XX Secolo, quando stava per scoccare l'80° anniversario della Prima Guerra Mondiale, la Provincia Autonoma di Trento ebbe l'idea di ricordare quel tragico avvenimento che cambiò la vita del Trentino con un progetto che aiutasse a riflettere sul passato, per non compiere gli stesse errori nel futuro. E' nato così il Sentiero della Pace, che si snoda fra il Passo dello Stelvio e la Marmolada per circa 300 chilometri.

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Fino al 1859 il passaggio fra Trentino e Lombardia era semplicemente l’attraversamento fra due regioni dello stesso Stato. Così fra Trentino e Veneto fino al 1866. Nel ’59 e nel ’66 le cose cambiarono a causa della Seconda e della Terza Guerra d’Indipendenza, a seguito delle quali l’Impero Austro-ungarico fu costretto a cedere al nascente Regno d’Italia le due regioni che costituivano il Lombardo-Veneto.

Dopo quelle due date, e fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (anzi, fino alla dichiarazione di guerra dell’Italia, il 24 maggio del 1915), il confine fra Tirolo del sud e Regno d’Italia passava proprio attraverso una linea che da est ad ovest, percorrendo il confine meridionale della provincia, copriva una distanza di circa trecento chilometri.

Quando il rumore dei cannoni cominciò ad echeggiare fra i boschi e i pascoli, su su, fino alle nevi perenni, quando le mulattiere militari sostituirono gli antichi sentieri percorsi per secoli e secoli solo da pastori e cacciatori, quando baraccamenti, reticolati e trincee cambiarono il volto delle montagne, quando uomini in divisa, moschetto a tracolla, iniziarono ad aggirarsi nelle nostre contrade, insomma, quando l’Impero Austro-ungarico ed il Regno d’Italia scesero in guerra l’un contro l’altro armati, allora le comunità che stavano sul confine subirono l’affronto di essere scacciate dalle loro case e mandate temporaneamente in esilio.

Nelle Giudicarie gente di villaggi vicini subì destini diversi. Gli abitanti di Condino, per esempio, furono trasferiti in fretta e furia in Piemonte, senza nemmeno avere il tempo di mettere al sicuro le poche povere cose che possedevano. I loro conterranei della pieve di Bono, che distano una manciata di chilometri da Condino, furono portati nelle retrovie austriache: chi nelle Giudicarie Esteriori, chi nella Busa di Tione, chi in Rendena e chi a Katzenau, in Austria.

Al Fronte non dovevano stare civili, ma solo uomini in divisa. Non meno dura fu la vita per questi ultimi. Basti pensare alla famigerata Guerra Bianca dell’Adamello, con i soldati (provenienti dalla Boemia e dalla Stiria, come dall’Abruzzo e dalle Puglie) costretti a vivere, anzi, a combattersi, a tirare su pezzi di artiglieria pesantissimi, a costruire baracche e camminamenti, in un clima inospitale e sotto il tiro nemico.

Alla fine (come alla fine di ogni guerra e come sottolinea magistralmente Bertolt Brecht) da una parte c’erano i vincitori e dall’altra i vinti, ma… "Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente".

Il fronte giudicariese

A nord-ovest, sulla Presanella e sull’Adamello, nella quiete della natura incontaminata, il ricordo corre alla Guerra Bianca, alle fatiche sovrumane di ragazzi contadini ai quali i comandanti ordinarono di salire quassù per combattere un nemico sconosciuto. Fatiche, ma anche tragedia: capita ancor oggi che il ghiacciaio restituisca ogni tanto la salma di un soldato rimasto per decenni sepolto nel silenzio eterno della montagna.

Da qua si scende verso sud e verso la valle di Genova, verso il Mandrone. Giù ancora, fino alla val di Borzago ed alle altre valli che penetrano nel Parco Adamello-Brenta, nomi conosciuti da alpinisti ed escursionisti che frequentano queste zone: passo delle Vacche, Cop di Casa, cima di Valbona (quest’ultima a quota 2289), passo del Frate (2246), monte Corona (2507).

Siamo nella parte più meridionale del Fronte. Attraverso la val di Bondone (territorio di Roncone) scendiamo verso la zona dei forti di Lardaro, per attraversare da ovest a est la valle, prima di risalire verso il monte Nozzolo ed il Cadria. Da qui pieghiamo repentinamente verso nord, per toccare Laroda, malga Ablin ed abbandonare definitivamente il territorio giudicariese.

La cartina del Sentiero della Pace in Giudicarie

   
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