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Il territorio

Incontriamo le Giudicarie

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Incastonate tra le Dolomiti di Brenta ed il lago di Garda, delimitate dai gruppi dell’Adamello Presanella e dal lago d’Idro, le Giudicarie hanno risorse naturali, testimonianze storico-artistiche e strutture ricettive, tali da poter soddisfare richieste turistiche di qualsiasi tipo. Questo territorio, particolarmente ricco di monumenti della Natura e dell’Uomo, è indubbiamente più vasto di quanto una qualsiasi descrizione possa ritrarre.

Incastonate tra le Dolomiti di Brenta ed il lago di Garda, delimitate dai gruppi dell’Adamello Presanella e dal lago d’Idro, le Giudicarie hanno risorse naturali, testimonianze storico-artistiche e strutture ricettive, tali da poter soddisfare richieste turistiche di qualsiasi tipo.

Questo territorio, particolarmente ricco di monumenti della Natura e dell’Uomo, è al tempo stesso splendido ed originale, equilibrato e diversificato, ed indubbiamente più vasto di quanto una qualsiasi descrizione possa ritrarre.

Quelli che proponiamo sono i percorsi della Memoria, della Cultura e della Storia che s’intrecciano con i mille scenari che la Natura ha modellato nel corso dei secoli per permetterci, oggi, di accostarci ad un ambiente unico: le Giudicarie.

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Aperto nel 1988 dalla S.A.T. (Società Alpinisti Tridentini), il Sentiero San Vili si snoda per quasi cento chilometri fra Trento e Madonna di Campiglio, ricalcando l’antico percorso che nel 400 d.C. portò San Vigilio - terzo Vescovo di Trento ed oggi Patrono della Diocesi -  in Val Rendena durante la sua opera d’evangelizzazione. L’itinerario percorre una serie di antichi sentieri oggi recuperati e sistemati, che la S.A.T. ha provveduto ad indicare con il classico segnavia bianco e rosso, e con numerose tabelle di legno.

Il tratto che interessa le Giudicarie parte da Deggia di San Lorenzo in Banale, nota per l’ottocentesca chiesetta della Madonna di Caravaggio e, passando per Andogno sede del dazio vescovile e Tavodo sede della Pieve del Banale, raggiunge la località Moline, antico luogo di lavorazione di metalli e prodotti alimentari con mulini ad acqua. Da Sclemo, col suo pozzo comunitario, si scende verso Stenico dominato dall’antico e rinato castello, sede di una pregevole collezione provinciale di arredi ed oggetti d’epoca. Dal rio Bianco, così chiamato per la caratteristica colorazione delle sue acque, si raggiunge il ponte sul rio Algone dove sorgeva una fabbrica di vetri. Si arriva così al piccolo e suggestivo paesino di Iron (871 m), spopolato dalla peste del 1630, per approdare a Cerana ed alla chiesa di Santo Stefano. Da qui con un sentiero in quota si arriva aLarzana (1004 m); sul rio Manéz si nota l'antica segheria veneziana del XVIIIsecolo. Giunti sul fianco meridionale del monte Bastia, sopra Preore, si possono osservare i resti di un antico castelliere romano, fatto saltare nel 1848 nel corso di una dimostrazione irredentista.

Dal Prà de l’Asan (passo Daone) si può scendere verso Tione. E’ consigliata una visita alla cinquecentesca chiesetta di San Vigilio a Vat, contrazione dialettale dal latino "vadum" (guado), posta su di uno sperone di roccia granitica, in destra del fiume Sarca, nei pressi del centro sportivo di Tione. La tradizione vuole che, proprio in questo luogo, un gorgo avrebbe fermato il corpo di San Vigilio, lapidato nel V secolo dai pagani a Mortaso. A poca distanza si trova Tione, importante punto di convergenza delle Giudicarie Esteriori, del Chiese e della Rendena. Una passeggiata per questo borgo abitato fin dall’epoca dei Galli Cenomani (III secolo a.C.) ed una visita all’antica Pieve dell’Assunta, anteriore l’anno Mille, porterà alla scoperta di antichi rioni e scorci caratteristici.

Il Sentiero San Vili, scendendo dal Prà de l’Asan, prosegue verso la Val Rendena raggiungendo la località Casarole (1192 m), dove ripidi e secchi tornanti portano al ponte sul fiume Sarca a Vigo Rendena. Con una piccola deviazione si passa a Darè per ammirare Casa Cüs, tipico esempio dell’architettura rendenese e, sulla vecchia strada imperiale che collega Vigo Rendena a Pelugo, si trova il "Capitello delle quattro facce"costruito nel 1348 ed ampliato nel 1630, periodo della peste. A Pelugo merita una visita la chiesa diSant’Antonio Abate che giace solitaria al centro della piana alluvionale del fiume Sarca, abbellita dagli affreschi dei Baschenis e dallo slanciato campanile in granito.

Nei pressi della località Màsere si percorre la pista ciclabile della Val Rendena nel tratto Pelugo-Ches-Bocenago. Lungo il tragitto, a Spiazzo, si incontra antica Pieve di Rendena con la cappella di San Vigiliobenedetta il 26 giugno 1895, sorta sul luogo dove la tradizione vuole sia stato martirizzato San Vigilio. ABocenago, sul terrazzo dietro la chiesa di Santa Margherita (autentico gioiello d’arte), si osserva il nuovo campo da golf Val Rendena, godendo una splendida vista sulla vallata. Superati i masi di Caderzone,costeggiando gli impianti sportivi in località Pineta, si giunge a Pinzolo, il paese più importante della Rendena, nota e rinomata stazione alpinistica e sciistica. Merita una visita la chiesetta di San Vigilio, documentata prima del Mille. Sulla facciata meridionale della chiesa domina il "Ballo della morte" o Danza macabra, dipinta nel 1539 da Simone Baschenis de Averara. L’affresco occupa tutta la lunghezza della facciata (21 m) e l’azione si svolge da sinistra verso destra.

Dalla Pineta si arriva a Carisolo in località Magnabò. Prendendo a sinistra si può visitare il santuario dellaMadonna del Potere, nato da un’edicola cinquecentesca, con un affresco raffigurante la Vergine col Bambino. In alto, sulla nuda roccia, si vede la chiesetta di Santo Stefano posta all’imboccatura della Val Genova. Riccamente affrescata dai Baschenis, questa chiesetta all’esterno mostra la Danza mcabra, al suo interno custodisce molti affreschi tra cui "la leggendaria spedizione di Carlo Magno". Da ponte San Nicolò a Carisolo, per la vecchia strada di Campiglio, si giunge a Sant’Antonio di Mavignola (1122 m), base per molte ascensioni nel Parco Naturale Adamello Brenta (Valli d’Agola e Brenta). Proseguendo si arriva a Madonna di Campiglio, notissima stazione turistica adagiata nella bellissima conca verde, incastonata tra il Gruppo di Brenta e gli eterni ghiacciai dell’Adamello e della Presanella. Giovanbattista Righi di Strembo prima e Franz Joseph Österreicher poi, fecero nascere un centro di fama europea. Il sentiero San Vili termina alla splendida chiesetta alpina, in perfetto stile neogotico-tirolese, dedicata a Santa Maria.

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Cimego, lungo il percorso del Rio Caino, gli elementi che guidano alla scoperta delle radici etnografiche delle Giudicarie sono l’acqua, il fuoco, il legno, la pietra, il ferro, impreziositi dalla tradizione, dalla storia e dalla leggenda.
In sinistra del fiume Chiese, una serie di spazi tematici conducono i visitatori nei luoghi del passato, dove la coltivazione del grano nel campo, la raccolta delle erbe velenose e medicamentose ed il taglio del legname nel bosco, sono i segnali di una vita in simbiosi con la natura. Da quest’intimo legame nasce lo sfruttamento dell’acqua, che diventa la forza motrice nel mulino a pietra da cui nasce una grezza farina che è lavorata in loco. È la stessa acqua che nella fucina muove il maglio, dove il fabbro domina il fuoco e modella il ferro. Queste fiamme ci riportano al Medioevo, dove streghe ed eretici erano mandati al rogo in nome della fede. Qui aleggia lo spirito di Fra Dolcino e della sua compagna Margherita, portati al rogo per aver cercato di riformare la Chiesa.

Il nostro filo d’Arianna è il Sentiero che, salendo nel bosco, ci avvicina al duro lavoro del boscaiolo che abbatte le piante, le taglia e le accatasta e, durante l’inverno, le fa scivolare a valle nel canalone (tof) o nell’apposita canaletta di scarico (soenda). Ipunti panoramici di questo percorso sono rappresentati dai camminamenti e dalle trincee della Grande Guerra. La ricostruita baracca militare e gli avvallamenti segnati dal filo spinato riportano ad una guerra di posizione, fatta di repentine conquiste e di lunghe attese, scrutando i movimenti dei nemici sul versante opposto.

Pochi metri e si avverte il frenetico e fumoso lavoro del carbonaio che, trasformando la legna in carbonella, riforniva le fucine sottostanti. Seue la calcinaia (calchera) dove i sassi calcarei erano bruciati per produrre la calce usata nella costruzione delle case. La salita al limite del bosco ci porta alla malga ed al pascolo di montagna, dove la lavorazione del latte in formaggio è intervallata dal controllo delle vacche e dalla difesa del prato dall’avanzare del bosco.

Scendendo sul versante più esposto si incontra il roccolo, in posizione strategica per intercettare il volo migratorio degli uccelli. Qui due sistemi di reti, intrappolavano i volatili di passaggio, richiamati da uccelli in gabbia.
Il rientro impone una visita al paese di Cimego, composto di grandi case con lunghi ballatoi per essiccare i cereali. Ne sono un bell’esempio la rustica Casa Marascalchi e l’antica e nobile contrada di Quartinago.

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La Valle di Daone è il più lungo ed imponente solco di modellazione glaciale che s’irradia dal nodo centrale del Gruppo dell’Adamello. Il percorso naturalistico parte dalla spianata di Pracul (920 m), con l’antico ponte in pietra granitica del Manoncin che collega la sponda destra del fiume Chiese, ricca di alberi secolari, con quella sinistra, tradizionalmente abitata. Dal ponte parte l’antica strada acciottolata per Manon (1100 m), esempio di mulattiera realizzata con ciottoli di fiume fissati nella nuda terra. Una particolarità che merita d’esser segnalata in questa zona è la presenza di "bocche" o pozzi soffianti chiamati "sorei". Sono flussi d’aria provenienti dal sottosuolo ad una temperatura costante di 8-9°C. L’antica saggezza di contadini e pastori ha posto, nei pressi di ogni pozzo soffiante, delle piccole strutture attraverso cui far passare quest’aria fredda da utilizzare per la conservazione di viveri e prodotti naturali. Di queste "stranezze naturalistiche" ne esistono ben 26 lungo tutta la Valle, alcune tuttora attive.

La sommità del Dos de Manon (1168 m) domina la vallata (punto panoramico), qui sono presenti tracce di trincee e camminamenti dell’esercito italiano che sorvegliava il fronte Austro-Ungarico nel fondovalle. In località Gincanave, in sinistra orografica del fiume Chiese, possiamo notare la presenza di piccoli dossi con rocce striate e montonate dalla chiara origine fluvio-glaciale che, insieme ai "Conglomerati della Valle di Daone", costituiscono un singolare museo geologico all’aperto.

Il percorso porta a scoprire i rustici fienili di montagna, usati per la raccolta del fieno e gli appositi spiazzi chiamati "aial", dove i carbonai con rami di carpino, faggio, nocciolo ed abete, coperti di frasche e terra, costruivano il "poiat", al centro del quale accendevano il fuoco per trasformare la legna in carbonella. Iteressante è la "grotta dei ciclopi", rifugio naturale per pastori e soldati, formata da un enorme masso erratico, frutto di narrazioni e leggende ed ora punto di accoglienza.

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A poca distanza da Cologna – frazione di Pieve di Bono – si trova Castel Romano, antico insediamento dei Conti Lodronche, da Lodrone in Val del Chiese, allargarono la loro potenza ed il loro dominio a tutto l’arco alpino interessando 50 Comuni dislocati in sette Regioni (Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto, Carinzia, Salisburgo, Tirolo, Baviera), gravitanti in tre Stati europei (Italia, Austria e Germania). Accanto ai lavori di restauro che interessano il castello è stato allestito un percorso botanico molto interessante.

Partendo dall’abitato di Cologna e costeggiando il Rio Val dei Loff col rustico mulino, il sentiero si snoda in dolce pendenza addentrandosi nel bosco per portarci alla scoperta di molte essenze legnose ed erbacee. Il percorso botanico che conduce a Castel Romano ci offre un caleidoscopio di mille colori. Dalle tonalità pastello delle foglie in primavera ai luminosi cromatismi dei fiori, dai vigorosi verdi dell’estate alle tinte infuocate dell’autunno. Questi colori, che paiono usciti dalla tavolozza di un artista, sono influenzati dall’altitudine e dalla gran varietà di specie presenti. Ogni specie è corredata di appositi cartellini che riportano il nome latino, il nome comune, alcune notizie di ecologia e d’uso della pianta, oltre a curiosità, aneddoti e leggende legate a questi luoghi.

Quando poi si giunge sul cocuzzolo del monte, si rimane affascinati dal panorama circostante che si gode dalla terrazza dotata di un chiaro pannello coi nomi dei monti e dei paesi. In questo luogo, così vicino al castello, si avverte la leggendaria presenza della misteriosa ed affascinante contessa Dina Lodron.

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Nello scenario delle cime meridionali del Gruppo di Brenta si trova la conca delle Giudicarie Esteriori. Questo mosso altipiano è diviso nelle Pievi del Bleggio, del Lomaso e del Banale, isole di quiete caratterizzate da un paesaggio bucolico, dove l’economia agricola è tuttora preponderante in un paesaggio a scacchiera caratterizzato da verdi prative, rossi papaveri e chiare foraggiere. Il paesaggio è ingentilito da un’edilizia rustica, aggraziata con bifore, trifore, loggiati e portali lavorati con gusto e maestria. Si segnalano i bei paesi di Rango (Bleggio Superiore), Lundo (Lomaso), San Lorenzo (Banale), i borghi di Ville del Monte,Canale, Calvola, Pastoedo e Sant’Antonio.
Austeri e solitari sono i castelli: Mani (San Lorenzo in Banale), Restór (Bleggio Inferiore), Spine (Vigo Lomaso),Campo (Campo Lomaso) e Sténico;sembrano sorvegliare un territorio in cui l’associazione culturale"Ecomuseo dalle Dolomiti al Garda" è primo attore nella promozione del patrimonio naturale e storico.

La Natura è amica dell’uomo, ad iniziare dall’acqua termale di Comano, nome che deriva dalla "Sibilla cumana", la profetessa romana che custodiva la fonte "miracolosa". L’acqua che sgorga nei pressi dello stabilimento delle Terme di Comano è particolarmente indicata nella cura delle affezioni cutanee (eczemi, psoriasi e dermatiti).
Accanto al Parco Naturale Adamello Brenta troviamo i "Parchi tematici":  Parco e Fonte di Comano, il Parco Archeologico delle palafitte di Fiavè, il Parco Fluviale del fiume Sarca e quello Letterario dedicato a Giovanni Prati, Ada Negri ed autori vari. Dal Parco Agricolo tradizionale del "Maso al Pont", si passa al Parco Zootecnico ed a quello dell’Arte di Canale di Tenno.

Nell’ambito delle attrazioni naturalistiche si contano i Biotopi di Fiavè e della Val Lomasona, l’oasi naturalistica del lago Nembia, il Canyon del Limarò e l’itinerario naturalistico Passo Durone - Malga Stabio.

L’aspetto religioso è legato alle Tre Pievi di Vigo (nel Lomaso), Tavodo (nel Banale) e Santa Croce (nel Bleggio), quest’ultima col Santuario Diocesano della Croce del Monte San Martino. Altri luoghi di fede sono ilConvento dei Francescani di Campo Lomaso, la Casa-preghiera di Tavodo ed il Santuario della Madonna di Caravaggio a Deggia di San Lorenzo in Banale.

Interessanti sono le tracce dei Baschenis de Averara nelle chiese di San Giorgio a Dorsino, San Rocco a Pergnano, San Michele a Seo, Santi Pietro e Paolo a Sclemo, San Felice a Bono di Bleggio, San Giuliano a Villa di Bleggio, San Silvestro a Vigo Lomaso e nella chiesa dell’Assunta a Dasindo.

Degne di nota, inoltre, sono le due aree di interesse archeologico: quella palafitticola di Fiavé e l’insediamento pre-romano di San Martino al Monte. L’antica viabilità si ritrova nel Sentiero San Vili, nel percorso Garda-Brenta, nel sentiero della Pace ed in quello delle osterie del Ballino.

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Questo percorso didattico si sviluppa sulle pendici settentrionali ed occidentali della Cima Sèra, tra ilPasso del Durone e l’area di Malga Stabio, dove una conformazione parzialmente ad anello permette di compiere tragitti diversi nell’andata (3,5 km) e nel ritorno (6 km). Su questo percorso (dislivello 450 m) sono stati individuati ben 17 punti con particolari aspetti naturalistici, culturali e storici.

Il bosco è disseminato di giganteschi massi granitici che si differenziano dalla roccia calcarea circostante (carbonato di calcio), perché furono trasportati fin qui dal movimento dell’immenso ghiacciaio che 15.000 anni fa occupava l’arco alpino.

La tradizione assegna al passaggio di San Carlo Borromeo la denominazione della Sorgente Acqua Santa, ma questo valico è stato testimone della furiosa battaglia che ha visto soccombere i Giudicariesi, legati al Principe Vescovo, all’avanzata del Gattamelata nella famosa marcia da Brescia a Verona attraverso le Giudicarie.

Accanto agli aspetti storici e naturalistici si nota uno spiccato sentimento religioso. Lungo la mulattiera per Malga Stabio si trova l’edicola votiva dedicata a Sant’Antonio da Padova, a ricordare le molte invocazioni di protezione e benevolenza di quanti lasciavano le loro case per affrontare il lavoro in montagna.

Molti sono i punti panoramici lungo il percorso, da cui si riesce ad osservare il Monte San Martino (1449 m) e lacima Tosa (3173 m), e, dal versante occidentale della cima Sèra, si può vedere la Busa di Tione, i monti della Val Rendena, il Gruppo di Brenta, l’Adamello e la Presanella.

Il percorso attraversa una bella faggeta (fagus sylvatica), per giungere a Malga Stabio dove, il festoso suono dei campanacci, avvisa della presenza delle vacche al pascolo. La presenza dello stagno ("Maseron"), custode naturale di rari elementi vegetali ed animali, rappresenta una singolarità in questo terreno permeabile e calcareo. E proprio quest’ultima caratteristica ha favorito la creazione delle calchère, forni in cui si "calcinavano" (cuocevano) i sassi per ricavare la calce utilizzata come legante nell’edilizia o per imbiancature disinfettanti.

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A Caderzone ancor’oggi, nella grande piana nei pressi del fiume Sarca, si concentra un’economia agricola importante, fondata sull’allevamento divacche di razza Rendena: un cuore verde dove Natura, Cultura, Storia, Tradizione e Gastronomia s’incontrano.

La presenza del monumentale Maso Curio, documentato nel 1302, rivela la grande conoscenza dell’uomo alpino nell’uso del legno, della pietra e del ferro, elementi nobili che hanno dato origine a questo pregevole testimone dell’architettura rurale rendenese.

Questi stessi elementi li possiamo ritrovare nel Museo della Malga, situato nel complesso Lodron-Bertelli nel centro storico di Caderzone, che rappresenta un importante tassello di valorizzazione della tradizione locale e di conservazione di un territorio, che vede nell’ambiente della malga e del pascolo e nell’agricoltura di montagna gli strumenti della sua salvaguardia.

Gli avvolti delle antiche scuderie Lodron-Bertelli ospitano numerosi oggetti, raccolti da Gianluigi Rocca nelle malghe della Val Rendena e delle Giudicarie. Si tratta di oggetti originali e vissuti, severi e quasi rudimentali, che esprimono un rapporto diretto ed immediato fra la forma e la funzione; finemente intarsiati, sono stupefacenti per la loro essenzialità, nati da mani rudi che badavano poco all'apparenza ma molto alla sostanza.

L’allestimento segue un percorso logico che dal pascolo arriva alla stalla, al casello, all’ambiente di vita del casaro. Si viene così a conoscere la "posta", i secchi per mungere, raccogliere e trasportare il latte, gli strumenti per la colatura, le bacinelle di affioramento della panna. Sembra di avvertire il tipico rumore della lavorazione del burro con la zangola, qui proposta in diversi modelli, o il profumo della lavorazione del latte per la produzione del formaggio nella grande "caldéra" (paiolo), con gli strumenti per rompere la cagliata, le fascère per dare "la forma" al formaggio e via via fino alla stagionatura. Una piccola sala riproduce la casina della malga, dove il malgaro lavorava il latte, viveva e riposava. Elementi riscontrabili anche nell’itinerario didattico a Malga Campo che culmina con la produzione del formaggio.

Nei pressi del Museo sorge un importante Centro congressi e le "Terme Val Rendena" per cure idropiniche e otorinolaringoiatriche con l’acquaforte Sant’Antonio, ricchissima di sali di litio e di ferro allo stato libero.