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Il territorio

Preistoria e archeologia

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Le più antiche presenze dell'uomo in Giudicarie, ossia quelle delle palafitte di Fiavé nel Lomaso, sono state studiate ed analizzate in modo particolare da Renato Perini, il quale colloca i primi insediamenti «alla metà del terzo millennio a.C.» ad «opera di un particolare gruppo umano del Tardoneolitico». 

Successivamente «nel 17° secolo a.C., appare un nuovo insediamento umano stabile, collocabile nell'antica Età del Bronzo avanzato, ma nel 14° secolo a.C. l'imponente abitato palafitticolo interessante l'insenatura del lago [Carera] è stato abbandonato in maniera totale per cause ancora sconosciute; tuttavia, contemporaneamente, lo stesso gruppo umano - collocabile nella Media Età del Bronzo - potenziato da nuovi arrivi, ne ha costruito uno nuovo tecnicamente più avanzato». Le vicende palafitticole si concludono «nel 13° e 12° secolo a.C., dopo che un incendio aveva distrutto l'abitato sul dosso. Questo fatto ha segnato la totale scomparsa degli insediamenti umani nel sito della Carera».

Sempre interessanti le descrizioni e le congetture degli esperti su quella che sarebbe potuta essere la vita e l'attività dei palafitticoli giudicariesi, improntate a ciò che sarebbe diventata la caratteristica base delle nostre popolazioni fino a pochissimi secoli fa: la coltura della terra, vita da contadini e da allevatori e cacciatori capaci di rendersi anche provetti artigiani per sopperire tecnicamente alle necessità primarie della vita di gruppo: casa, utensili, attrezzi da lavoro.

Parlando di Preistoria, anche l'area di Sténico è risultata testimone di un'antica presenza umana, come riporta la notizia Aldo Gorfer nel suo prezioso scrigno di testimonianze giudicariesi, ossia nel secondo volume Trentino Occidentale de Le valli del Trentino: «Diversi rinvenimenti archeologici fanno sospettare l'importanza della zona [di Sténico], quale centro abitato, fin dalla Preistoria. Nel 1968 il Museo Tridentino di Scienze Naturali condusse un sondaggio in località ai Baili, sulle solitarie coste dei Calféri e nei vicini campi ai Bis, dove già nel passato furono trovate tombe e inumati, resti di vaso e tre anelli di bronzo. Gli oggetti di ceramica e di bronzo rinvenuti nel sondaggio sono assegnati alla tarda Età del Ferro. Le lettere graffite delle scritte su parecchi vasi appartengono all'alfabeto reto-trentino o reto-etrusco e gli stessi motivi decorativi corrispondono all'orizzonte retico».

Eccoci proiettati, quindi, nelle voci Rezia e Reti, tanto che lo stesso autore sopraccitato - così profondamente legato alle Giudicarie, che gli devono senz'altro un particolare riconoscimento - avverte: «Alcuni assaggi in depositi della tarda Età del Ferro affiorati a Sténico e nei pressi di Zuclo confermano archeologicamente che le popolazioni alpine giudicariesi protostoriche rientrano nell'orizzonte retico».

Nel suo recente studio Carta archeologica delle Giudicarie Interiori (che ci auguriamo quanto prima possibile veder pubblicato), Francesca Nicolodi analizza reperti sin qui trovati e catalogati, evidenziando, periodo per periodo, le tracce della presenza umana da Passo Campo Carlo Magno al lago d'Idro, ben precisando quanto è rimasto di scientificamente accertabile in quel passato che ancora non si è fatto storia.

Per il periodo definito Preistoria l'esperta afferma: «La fase del Mesolitico è il primo periodo storico del quale esistono attestazioni nella zona delle Giudicarie. Nell'area nell'ambito delle Giudicarie Interiori sono disponibili in questo momento notizie relative a tre soli siti, approssimativamente databili all'ultima fase del Mesolitico: Campo Carlo Magno, Roncone, lago di Campo in val di Daone. Occorre però rilevare che le tracce ed i materiali sono purtroppo ancora scarsi e ci danno tuttora poche indicazioni sufficientemente attendibili».

Per la fase successiva la stessa Nicolodi precisa: «Sono diversi i siti delle Giudicarie Interiori databili, o comunque riferibili con certezza, alla Prima o Seconda Età del Ferro (…): lungo la statale per Madonna di Campiglio; all'imbocco della Conca di Tione, in località Sivrè (1); a Preore; nei pressi di Zuclo, in località Tonello; sul passo del Durone; a Breguzzo e a Bondo; a Roncone; a Lardaro; nella zona di Storo(…)». Segue in commento: «Con l'Età del Ferro le Giudicarie sembrano entrare in una fase di transizione che pare lasciare le popolazioni locali prive di una precisa identità culturale, politica e ideologica proveniente da sud, dall'altra gli influssi nord-italici e padani, quelli di impronta celtica, romana ed anche etrusca (…)». E quanto mai illuminante l'ultima affermazione sulla quale si dovrà porre particolare attenzione: «Le Giudicarie Interiori, zona isolata e periferica, sembrano risentire almeno in parte di questo incontro-scontro culturale, ma sembrerebbero comunque mantenere, con conservatorismo tipico delle aree decentrate, anche usi precedenti e più antichi».

Relativamente al periodo pre-storico il Gorfer conclude: «La fitta sequenza dei castellieri (…) e i relitti gallo-celtici legati per lo più ad indicazioni geografiche, suggeriscono l'ipotesi di una profonda celtizzazione della regione». Ma occorre lasciare ancora ampio spazio alle discussioni ed alle indagini in corso per definire con certezza ciò che di celtico e/o di retico vi è stato (ed eventualmente vi è rimasto) agli inizi della vita comunitaria delle popolazioni permanenti giudicariesi.

(1) Urne cinerarie e monili.