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Il territorio

La romanizzazione

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Le prime citazioni storiche del nostro territorio giudicariese risalgono alla storiografia romana. Il Gorfer, per esempio, scrive che «la storiografia moderna è incline a porre nelle Giudicarie il territorio degli Stoni: la fiera popolazione alpina prelatina massacrata dal console Quinto Marcio Re secondo l'attestazione dei Fasti Trionfali del 117 a.C. e l'Epitome di Tito Livio (…)». 

Ma la successione degli eventi che portarono i Romani in terra trentina resta ben definita da Antonio Zieger che così precisa: «Nel 118 a.C. il console Quinto Marcio Re organizzò una spedizione contro gli Stoni alpini (che taluni ritengono erroneamente abitanti, in parte, delle Giudicarie). (…) Nel 16 a.C. Publio Silio venne mandato a sottomettere i Camuni, i Venioi e i Trumpilini [val Trompia, val Sabbia, val del Chiese?] situati nei territori confinanti col Trentino occidentale (…)». Sono i prodromi della guerra retica.

Nel 15 a.C. Druso giunge con le sue legioni nel Trentino, una cui parte viene compresa nella X Regio Venetia ed Histria (Benvenuti). «Le Giudicarie, la valle del Basso Sarca e il Chiese dipendevano dal municipio di Brescia (tribù Fabia)». (Zieger). L'Agostini aggiunge che «nella ripartizione d'Italia, adottata da Roma nel 7 a.C., la terra del Lomaso, compresa nella X Regio Italica, veniva legata alla tribù Fabia (Municipio di Brescia)».

In questa visione sono comprensibili gli asserti sia di Silvia Marchiori Scalfi: «Poco più di duecento anni dopo l'episodio degli Steni [Stoni], i loro discendenti sono perfettamente amalgamati al sistema [romano]», che della Spes: «Nell'epoca pre-storica eravamo anche noi Galli delle tribù Cenomani, come immediatamente dopo diventammo Romani (…)».

I reperti trovati in Giudicarie a testimonianza storica del dominio romano sono davvero notevoli. Oltremodo ricca la raccolta dei reperti elencati dall'Agostini relativamente alla Pieve di Lomaso nell'opera citata, il quale, in altra sede scrive: «Attorno al II secolo a.C. si registra nel Lomasino e nel Chiese un chiaro ingresso di influenze culturali gallo-romane (oggetti destinati al commercio ed una discreta gamme di monete riferibili all'epoca di Giulio Cesare ed Ottaviano Augusto: 54 a.C. - 14 d.C.), che confermano la progressiva penetrazione commerciale prima e politica poi di Roma». 

Per quanto riguarda, invece, le Giudicarie Interiori, la professoressa Nicolodi, sempre in relazione al periodo romano, elenca analiticamente i numerosi siti. (…) Seguono le conclusioni riassuntive: «Siti di epoca repubblicana: databili attorno al I secolo a.C. sono il sito di Sténico ed il ritrovamento sporadico di una fibula presso Storo; i siti di Carisolo, Pelugo e Roncone, oltre ad un sito di Storo, sono invece di datazione più incerta. Siti di epoca imperiale: numericamente più consistenti, sono per lo più riferibili a ritrovamenti sporadici di monete e, in tre soli casi, di fibule. Compaiono anche notizie di alcune sepolture ad inumazione a Massimeno e lungo la valle del Chiese. Attestano un periodo in cui sembra completarsi, anche per le Giudicarie Interiori, il processo di progressiva romanizzazione. Siti tardoimperiali: anche in questo caso si tratta generalmente di ritrovamenti sporadici o di semplici notizie. La possibile presenza di fortificazioni nella zona di Bersone, Bondo e forse della Rendena, mostra l'accresciuta importanza dei contatti vari con l'ormai romanizzata Anaunia (attraverso Stenico e Campiglio) ed il municipio di Brescia. Particolarmente importante il sito di Bondo, da cui provengono ceramiche grezze forse di produzione locale». (…)

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  Fra i vari documenti consultati sui Romani in Giudicarie, mi preme citare Silvia Marchiori Scalfi, che scrive: «L'aspetto nuovo e più importante della romanizzazione fu la proprietà privata delle terre coltivate, che affiancherà, da allora, la proprietà collettiva dei beni silvo-pastorali, con forti tendenze erosive rispetto a quest'ultima» e Paolo Scalfi che aggiunge: «Roma riuscì a romanizzare le popolazioni trentine che ne assorbirono la lingua, la religione, i costumi e la legislazione. Le comunicazioni furono favorite con la costruzione di strade quasi sempre a mezza costa e lastricate (…)».

Ben più preciso il testo dello Zieger circa l'influenza romana sull'assetto delle popolazioni trentine, fra cui il concetto di proprietà e le nuove modalità di aggregazione nel pagus. Il noto autore, riferendosi pure alla famosa tavola clesiana, accenna, per esempio, alla «vicinia, che presume una segmentazione del pagus, e che dimostra come questo fosse già suddiviso in parecchi vici, tendenti a limitare al loro ambito (…). E' perciò evidente come il pagus, che rappresenta il punto di arrivo nell'organizzazione lenta e complessa di un'unità sociale, possedeva una data area di territorio comune, suddivisa poi fra i vici con rapporti economici storicamente delineati, e spezzettata in seguito nei vari fundi o nelle mansiones, assegnate di solito ai veterani con appezzamenti dell'ager publicus. Comunque il nucleo territoriale pagense si affermò nella sua vitalità centralizzatrice (…)».

L'Autore conclude il periodo dell'occupazione romana riassumendo: «(…) i Tridentini, come i Reti, furono assorbiti dalla lingua e dalla civiltà romana».