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Il territorio

Simone Baschenis

Immagine decorativa

Artista
Nato ad Averaria fine XV sec. (?)
Morto nel XVI sec. (?)
Secondo la critica fu il migliore della numerosa famiglia bergamasca di pittori che arricchì di affreschi le chiese delle Giudicarie e della Val di Non.

La vita e le opere
Tra i numerosi artisti della prolifica famiglia Baschenis, quello che la critica generale giudica più ricco di personalità e che trasferisce nelle sue opere caratteri tipicamente cinquecenteschi, è certamente Simone, figlio di Cristoforo e nipote di un altro Simone, tutti pittori, com’era evidentemente tradizione di famiglia.
Si ritiene che sia nato ad Averaria, in Lombardia, nel bergamasco, in data sconosciuta, ma già giovanissimo, nel 1519, lo troviamo ad operare a Carisolo, in Val Rendena, a dipingere sul fianco della chiesa di S. Stefano un ampio affresco raffigurante una “Danza Macabra”. Sulla facciata sud della chiesetta sono raffigurata storie di S. Stefano, la Danza macabra, i Sette vizi capitali, il tutto corredato da didascalie in volgare e suoi sono pure gli affreschi all’interno.
Nel 1521 è a Condino, con il padre, a lavorare nella chiesa di S. Lorenzo, mentre nel 1533 dipinge l’Annunciazione a Pellizzano in Val di Sole. Sempre in quell’anno lavora anche a Massimeno ed a Giustino.
Del 1539 è la sua opera forse più famosa: la Danza macabra dipinta sulle pareti esterne della chiesa di S. Vigilio a Pinzolo ed in cui tale tema è svolto con maggior ampiezza di quello dipinto precedentemente a Carisolo.
Negli anni successivi continuò a lavorare nelle Giudicarie (di nuovo a Condino ed a Javrè) e si spostò pure nella Valle di Sole, con pregevoli affeschi nella chiesa di S. Agata di Commezzadura, mentre nel 1547, dopo aver dipinto a Cologna e Gavazzo (Riva del Garda) con il figlio Filippo, di lui sparisce ogni traccia. 
Forse ritornato nelle sue terre d’origine, restano di lui in Trentino pregevoli capolavori affrescati. Le sue qualità di pittore furono sempre tendenti verso temi religiosi e comunque ad opere con soggetto sacro, nelle quali le figure e le immagini sono dipinte con sentimento ed amore.
Il capolavoro di Simone
Nella Danza macabra di Pinzolo è riflessa la cupa visione medievale della vita. Vale a dire in un’epoca che assisteva all’esplodere tra le élites della concezione rinascimentale della vita considerata come gioco, il popolo era oggetto del più cinico sfruttamento. In questo panorama la rappresentazione della Danza macabra fu, alla fine del Medioevo, una delle grandi idee culturali.
L’affresco di Pinzolo occupa l’intera fascia sommitale della facciata, sotto la larga falda del tetto che la protegge dalle intemperie e dal sole. E’ lunga 21 metri ed è composta da 40 figure con didascalie poetiche in volgare dall’artista tratte dalla tradizione europea. 
Altre opere dei Bachenis in Giudicarie
Diverse sono state le generazioni dei pittori Baschenis ed i nomi di Battesimo ricorrenti hanno indotto gli storici in qualche errore. Tuttavia è sicuro che fu Cristoforo Baschenis, figlio del capostipite Simone, a lasciare opere in Trentino. Nel 1471 si trasferisce in Val Rendena, dove nel 1494 viene citato in qualità di testimone per una lite a Borzago, mentre nel 1496 affrescò l’interno della chiesa di S. Felice a Bono di Bleggio. Nel 1519 lavorò nella chiesetta di S. Lorenzo presso Condino, raggiunto nel 1521 dal figlio Simone, dipingendo sulla volta dell’abside Cristo e gli Evangelisti, mentre sulle pareti affrescò cinque quadri con scene di S. Lorenzo.
Altre opere a lui attribuite sono gli affreschi nella chiesa di S. Giorgio a Dorsino, di S. Rocco a Pergnano (S. Lorenzo in Banale), di S. Faustino e Giovita a Ragoli.
Una stirpe di pittori
I vari membri della famiglia Baschenis operarono tra il XV e il XVII in Trentino ed in Lombardia. Il primo dei pittori Baschenis conosciuto è un certo Antonio, figlio di Giacomo e lo si trova citato in un atto notarile del 1451. In un atto del 1490 è pure riportato un suo figlio di nome Battista. 
Un ramo di questa famiglia di artisti, che senza dubbio fu vasta, operò in Trentino, specialmente nelle Giudicarie ed in Val di Non, tra il 1471 ed il 1547. Capostipite di questo ramo si può considerare Simone, artista che operò prevalentemente a Bergamo, ma che nel 1507 lavorò nella chiesa di Lodrone. Ebbe quattro figli: Dionisio, del quale si sa che dipinse nella chiesa di S. Antonio a Pelugo nel 1493; Giovanni, che lavorò unitamente all’altro fratello Battista, operò in special modo in Val di Non dal 1471 al 1507; Cristoforo che lavorò nelle Giudicarie. Quest’ultimo ebbe a sua volta un figlio di nome Simone, dalla critica riconosciuto come quello dalla maggiore capacità artistica.
Simone ebbe tre figli: Filippo, che lavorò spesso assieme al padre; Cristoforo, detto il Vecchio, che operò prevalentemente nel bergamasco; Antonio, dal quale nacquero due figli: Cristoforo, detto il Giovane e Antonio.
Siamo ormai alle soglie del XVII secolo e questi ultimi Baschenis artisti non operarono più in Trentino. Da Antonio nacque Pietro, anch’egli pittore, ma giudicato di modesta levatura, e da lui nacque Evaristo, con il quale si chiude l’attività artistica dei Baschenis.
(dal volume “I PROTAGONISTI – I personaggi che hanno fatto il Trentino”, pagg. 44 e 45, Società Iniziative Editoriali, Trento 1997)