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Il territorio

Lorenzo Guetti

Immagine decorativa

Sacerdote, cooperatore, giornalista
Nato a Vigo Lomaso il 6 febbraio 1847
Morto a Fiavé il 19 aprile 1898
“Nato contadino e sempre vissuto fra contadini, provai le loro miserie e conobbi le loro croci e vessazioni, indovinai i loro bisogni e cercai d'aiutarli” - Nel 1890 fondò a S. Croce di Bleggio la prima Cooperativa.

Un’intuizione storica
Don Lorenzo Guetti nacque a Vigo Lomaso nel 1847, primo di 13 figli di una famiglia contadina; dopo aver compiuto gli studi all’Arcivescovile ed al Seminario di Trento, nel 1870 celebra la prima messa a Terragnolo; dal 1878 sarà alla Quadra per 15 anni e poi a Fiavé. Cooperatore, giornalista, sacerdote, fu esperto di tecnica agraria. Venne eletto deputato alla Dieta di Innsbruck ed al Parlamento di Vienna.
La crisi della bachicoltura avviatasi a metà Ottocento aveva gettato il Trentino, periferia dell’Impero austro-ungarico, in una depressione economica profonda, che per la massa della gente, in grande prevalenza contadini, significava miseria della più nera. Vi si accompagnarono due alluvioni immani e, sul finire del secolo, anche l’agricoltura, che permetteva almeno la sussistenza, venne colpita da distruttive epidemie che si abbatterono sulla patata, sul gelso e sulla vite. Tutto ciò determinò la disperazione e le lacerazioni dell’emigrazione, che raggiunse picchi da esodo.
Nel 1881 si istituisce il Consiglio provinciale d’Agricoltura e don Lorenzo Guetti ne entra subito a far parte: è un organismo che consente di decidere localmente le scelte tecniche ed economiche nel settore e informa ed istruisce i contadini nel loro lavoro. Nasce in don Guetti l’idea dell’autogestione, ossia di coniugare la solidarietà cristiana con lo sviluppo economico ed arginare quindi l’emorragia dell’emigrazione con i drammi ad essa legati. Ed ecco quindi le prime esperienze di società popolari senza fini di lucro, formate dagli stessi protagonisti poveri dell’economia.
Nel 1890 costituisce il Consorzio agrario di S. Croce nel Bleggio basato sul concetto di acquistare i prodotti direttamente dai produttori per rivenderli a prezzi ribassati. Qualche mese dopo, in aprile, a Villa di Bleggio apre la prima cooperativa di consumo del Trentino, che troverà accanita opposizione nei commercianti, ma che farà immediato proselitismo in tutte le valli del Trentino.
Un’altra piaga diffusissima era quella dello strozzinaggio e dei conseguenti espropri immobiliari praticati dalle banche, divenuti sistema programmato, che toglievano alla gente le case e i campi, la loro ultima risorsa contro la disperazione e la fame. Nel 1892 applica quindi anche al credito la formula cooperativa – sull’esperienza fatta dal Raiffeisen nei Paesi di lingua tedesca – ed apre alla Quadra, sempre nel Bleggio, la prima Cassa rurale del Trentino.
Nel 1895, grazie alla sua fervorosa opera, viene istituita la Federazione dei Consorzi cooperativi, di cui fu primo presidente. Ebbe tra i suoi collaboratori della prima ora alcuni illuminati e sagaci cooperatori, tra i quali spiccano mons. Regensburger, Giuseppe Margoni, Emilio Morghen, Alcide Degasperi e Demetrio Osele; inoltre: don Silvio Lorenzoni di Brez, il barone Mersi di Povo, don Giovanni Battista Panizza di Volano, l’ing. Emanuele Lanzerotti di Romeno e numerosi furono un po’ tutti i parroci delle vallate trentine.
Nel 1889 ha scritto la “Statistica dell’emigrazione americana avvenuta nel Trentino dal 1870 in poi”, che è il risultato della sua ponderosa e dettagliata ricerca sulle cause del dramma di quei decenni nel Trentino, per rimuovere le quali in circa dieci anni aveva concepito idee che restano nell’economia locale e nella storia economica nazionale.
Don Lorenzo Guetti muore nella primavera del 1898 (è sepolto a Vigo Lomaso) quando la sua creatura, il movimento cooperativo, era giunto al suo massimo splendore, non solamente diffuso su tutto il territorio, ma esteso a tutti i principali settori economico-sociali di più diretto interesse popolare: il consumo, la produzione, il lavoro, il credito. 
Aveva avuto anche la consolazione di aver visto l’entusiasmo con il quale le sue iniziative erano state abbracciate dalla gente, anche se non riuscì ad evitare che parte dei collaboratori, nei suoi ultimi anni di vita, spaccasse il movimento, dando colore politico e controllo di parte al credito cooperativo. Ne fu molto addolorato, perché aveva intuito che nemmeno il suo carisma avrebbe fermato l’eresia economica e sociale che si andava consumando.
L’esempio venne dal Piemonte
Don Lorenzo Guetti era alla Quadra e da tempo con scritti di cruda testimonianza si batteva per risollevare il mondo contadino. Sull’avvio del primo Consorzio cooperativo, nel 1891, scrisse su Famiglia Cristiana: “Due anni fa mi si presentarono alcuni miei popolani e mi colpiscono a bruciapelo con questa domanda: Lei signor curato ci deve fare un piacere. Quest’inverno siamo stati in Piemonte (emigrati stagionali) ed abbiamo visto e provato quanto bene fanno colà i magazzini cooperativi… Si tratta di aiutare i contadini a provvederci da noi stessi il necessario alla vita con minor spesa possibile”.
Il suo testamento spirituale 
Ormai vecchio e malato, sul finire del 1897, a pochi mesi ormai dalla morte, don Guetti scrive il suo testamento spirituale. Lo fa sull’”Almanacco agrario” usando il suo consueto pseudonimo di “don Mentore”. Egli scrive, addolorato, sulla spaccatura che si andava delineando sempre più profonda nel movimento: “Vi sono ora uomini che si ostinano a negare questa verità, e lo fanno, non già perché sono nemici di Dio, o della religione, ma… per pura gelosia. Vedendo tutta questa roba che allaga ora il Trentino sotto forma di Casse rurali, Famiglie cooperative, Federazione, Banco di S. Vigilio, e non essendo in loro mani per cristallizzarla a modo proprio, se ne accuorano, e volendo giustificare il loro mal procedere, vi accennano a basi false, a neutralità, cose senza nome (…). 
Non badate a costoro che sotto l’idea della perfezione, vi nascondono fini egoistici ed esclusivi; noi ci siamo uniti nel cemento della Carità, sulla base della fede nostra avita e che non rinnegheremo mai (…). Vi potranno essere, anzi vi saranno sulla via, triboli e spine, magari gettatevi da chi meno si aspettavano, ma non ci scandalizziamo, né paventiamo per tutto ciò; sono miserie di questo basso mondo.
Quando vedremo lavorare il nostro Banco in tutta forma per noi già incanutiti nell’opera provvidenziale della cooperazione, riuscirà più tranquillo quel resto della vita che vorrà darci il buon Dio (…), giacché non saranno orfani che noi lasciamo alle società da noi iniziate, ma lasceremo loro una madre, la Federazione, e un padre, il Banco di S. Vigilio”.
(dal volume “I PROTAGONISTI – I personaggi che hanno fatto il Trentino”, pagg. 200-201, Società Iniziative Editoriali, Trento 1997)