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Il territorio

Don Onorio Spada

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Sacerdote
Nato ad Condino il 14 agosto 1913
Morto a Trento il 25 febbraio 1977
Fu un prete eccezionalmente dinamico, il “cappellano di tutti”, in particolare dei giovani e degli alpini, che lasciò segni profondi
Per molti amici era semplicemente “il don”.

Cappellano in guerra e vulcanico nelle iniziative
Ancora bambino, la sua famiglia va profuga a Capri durante la prima guerra mondiale. Lì conosce mons. De Ferrari, che poi, vescovo a Trento, lo avrebbe voluto come suo segretario, ma don Onorio rifiutò un onore troppo grande per il suo carattere.
Appena consacrato sacerdote nel 1936 a Trento, fu cappellano tra i tubercolotici di Arco, poi direttore spirituale della Casa dello studente e direttore dell’oratorio S. Marco di Rovereto, fino all’aprile del 1942, quando andò volontario nell’esercito. Nel giugno successivo partì per il fronte russo, divenne alpino in guerra, cappellano del battaglione Valcismon della divisione Julia.
Fu tra gli eroici alpini dell’Armir, gli unici a non essere stati sconfitti su quel fronte, quelli che protessero e salvarono le migliaia di italiani, tedeschi, ungheresi in rotta verso ovest. Anche “il don” si fece a piedi quei 900 chilometri d’inferno bianco, tra i “suoi” alpini che gli morivano di stenti tra le braccia, che impazzivano nello scoramento, attento agli altri più che a sé stesso. Fece certamente cose eroiche se gli diedero la medaglia di bronzo, ma lui, schivo, non parò mai della motivazione, anche se i superstiti lo ricordano instancabile e raccontano di lui cose da leggenda.
Nel dopoguerra fu a Trento. Un vulcano di iniziative, le più disparate, con i suoi alpini, ma soprattutto con i suoi studenti: fondò il Centro turistico giovanile, con altri portò in regione il Centro Sportivo Italiano, fondò la Cofas teatrale e inventò un battagliero quindicinale, “Chiari orizzonti”, che fu precursore dei tempi, tanto che glielo fecero chiudere.
Fu generoso in tutte le cose che credeva, coinvolgente quaresimalista in Duomo a Trento, catechista; nel 1949 divenne giornalista e per vent’anni collaborò intensamente a “l’Adige”; divenne quindi cappellano degli artiglieri e degli aviatori, cappellano a vita del Cai di Fiume, cappellano di tutti, dei singoli che a migliaia lo avevano amico.
Nel 1967 fu sul punto di morire, ma la malattia lo avrebbe vinto solo dieci anni dopo. 
La raccolta di poesie
Don Onorio Spada era un buon poeta. Nel 1975 ha pubblicato il suo primo volume, con il titolo “Ciao terra” (Editrice Dolomia, Trento); nel 1976 vide la luce il secondo, “Gesù figlio di Maria – Colloqui con l’Uomo” (editore Rebellato). Il terzo, “Krasnaja uliza – Strada rossa” (pure edito per i tipi di Rebellato, nel 1977), don Onorio Spada lo completò il giorno prima di morire ed in esso aleggiano i fantasmi dei suoi “ragazzi di vent’anni” che dopo quella tragica esperienza non lo abbandonarono mai. Un quarto volume, “Senza collare”, fu pubblicato postumo nel 1982.
Molti i suoi scritti in prosa, per lo più tratti dalle sue collaborazioni ai giornali ed in particolare i suoi commenti settimanali al Vangelo sono condensati nel libro “Il prete amico” (Arca, Trento, 1990).
(dal volume “I PROTAGONISTI – I personaggi che hanno fatto il Trentino”, pag. 338, Società Iniziative Editoriali, Trento 1997)