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Il territorio

Alberto Da Campo

Immagine decorativa

Vescovo di Trento
Nato nella prima metà del 1100
Morto nel 1188

L’elezione al vescovado
Non è tutto chiara l'origine familiare del vescovo Alberto: secondo alcuni apparteneva alla casata dei Madruzzo, secondo altri a quella di Castel Campo. Quest'ultima ipotesi appare peraltro come la più verosimile. Ricoprì gli incarichi di decano del Capitolo cattedrale e di vice-domino negli anni 1181 e 1182.
Venne designato al soglio vescovile di Trento in successione di Salomone, e si presume che ciò sia avvenuto nell'anno 1184, nel quale risultò presente al fianco dell'imperatore alla dieta di Hegenau in qualità di “electus”. Le circostanze fanno presumere che proprio in quell'occasione Alberto sia stato anche investito del potere temporale. L'anno precedente era stata stipulata a Costanza, tra l'imperatore Federico I di Svevia e i Comuni riuniti nella Lega lombarda, la famosa trattativa di pace che aveva posto termine ad un periodo di lotte durato una trentina d'anni e in virtù della quale era stato concesso ai Comuni di conservare molti dei privilegi dei quali essi già godevano.
Lo sviluppo dell’autorità del vescovo e il ruolo dell’imperatore nel processo di stabilizzazione
Non abbiamo a disposizione molte informazioni storiche relativamente alla figura di questo vescovo. Sappiamo in ogni caso con certezza che in questo periodo il potere vescovile conobbe una considerevole crescita, nonché un conseguente incremento della propria credibilità, anche nei confronti dei suoi vassalli. La politica di Alberto, del resto, mirava espressamente a fornire ad esso una sempre maggiore consistenza attraverso il potenziamento di quella che in epoca medievale risultava la più grande delle risorse: la terra. Provvide ad acquistare in tutto il territorio nuovi castelli e fondi, che vennero dichiarati proprietà inalienabile della Chiesa di Trento e la cui amministrazione e coltivazione venivano delegate agli ormai numerosi vassalli di cui la Chiesa medesima disponeva. 
Il fitto susseguirsi delle stipulazioni per gli acquisti di beni e di diritti è testimoniato in massima parte dalla cospicua documentazione lasciataci dal “Codex Wangianus”, la più grande raccolta medievale di atti amministrativi e di provvedimenti facenti capo alla Chiesa di Trento, curata dal vescovo Federico di Vanga nel primo decennio del secolo successivo. Di rafforzare questo vincolo di inalienabilità si preoccupò lo stesso imperatore, che personalmente ordinò al duca di Sassonia di pronunciare la nullità di tutti gli atti nei quali il vescovo Alberto, per disposizione testamentaria, aveva alienato feudi o qualunque altro bene appartenente al principato di Trento. 
La stabilità di questo, attraverso il possedimento di territori così vasti e l'esercizio di una peculiare autonomia, era quindi una condizione voluta dalla stessa autorità imperiale per poter meglio esercitare il controllo sulla Chiesa stessa e per disporre a piacimento di quel particolare territorio di transito dalla Germania all'Italia (e viceversa) rappresentato dal Trentino. La possibilità di presentarsi come il principale punto di riferimento dell'autorità sovrana all'interno del Principato contribuì pertanto anche all'ascesa della piccola nobiltà di campagna.
Le altre iniziative e la morte del vescovo
Alberto di Campo fece consacrare anche diverse chiese, tra le quali si ricorda in special modo quella dell'eremitaggio di San Paolo, presso Cenìga. La sua morte avvenne probabilmente verso la conclusione dell'anno 1188, data alla quale risale l'ultimo documento che riporta il suo nome. Un anno prima, papa Urbano III aveva bandito la terza crociata. Lasciò, oltre ad un potere temporale decisamente più consolidato, un documento estremamente singolare ed interessante: lo “Statuto minerario” del 24 marzo 1185, riconosciuto come il più antico regolamento minerario del mondo.
(dal portale web della Provincia Autonoma di Trento www.trentinocultura.net)